Era il “Pino Bono”

Se penso alle mie estati di bambina e di adolescente e poi di donna adulta, il Pino Bono c’è sempre. Intorno a lui raccoglievo i pinoli e le fragoline di bosco, sotto la sua ombra restavo ore a leggere. Accanto al suo tronco trovammo una gattina nata da poco, che ha vissuto con noi per quasi vent’anni fino allo scorso inverno. Dalla strada lo si riconosceva, grande, forte, invincibile. Dai ricordi di famiglia gli davamo oltre cent0 anni, vissuti attraverso la povertà di quelle campagne, le guerre, le partenze ed i ritorni, gli addii.

La casa era la casa del Pino Bono. Era una parte della mia vita. Anche quando si dovette lasciare la casa, ogni volta che passavo su quella strada lo cercavo da lontano, lo riconoscevo e lo salutavo, come un grande vecchio a cui ciascuno affida ricordi e sogni e che tutto comprende e preserva.

Stamattina mi hanno detto che il Pino Bono non c’è più. Ferito e divelto, reso pericoloso dalle trombe d’aria che hanno distrutto l’80% dei boschi delle Cerbaie il 19 settembre. L’hanno dovuto abbattere, come un animale agonizzante.

Ho provato dolore, e non mi vergogno a dirlo.

fotografia scattata nel 1971
fotografia scattata nel 1971

 

 

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